Antonio e Dominique, genitori di Ema Stokholma, non sono state figure stabili per lei, che ha subito l’assenza paterna e la violenza materna. Ecco cosa sappiamo.
I genitori di Ema Stokholma, dalle descrizioni da lei fatte, appaiono come un padre assente con il quale ha avuto un rapporto instabile, ed una madre che ha lottato con la precarietà economica e psichica. Ecco cosa si sa su Antonio e Dominique.
Chi sono i genitori di Ema Stokholma: biografia e professione
Dalle fonti disponibili (Wikipedia, interviste al Corriere, Vanity Fair, Il Messaggero, ed altre testate), non ci sono molti dettagli sulla biografia e lavoro dei genitori di Ema Stokholma. Nei suoi racconti, e nel suo libro autobiografico “Per il mio bene” (2020) sono emerse alcune indiscrezioni.
Sua madre, Dominique, una donna francese (originaria della Bretagna), ha cresciuto Ema ed il fratello maggiore Gwendal principalmente in Francia, tra il Midi e la Bretagna, dopo che il padre se n’era andato. Dominique ha sofferto di gravi problemi psichici e ha inflitto ripetute violenze fisiche e psicologiche ai figli, come raccontato in dettaglio nell’autobiografia di Ema Stokholma (pseudonimo di Morwenn Moguerou).
La madre è descritta come una figura estremamente frustrata dall’abbandono del compagno, ed i maltrattamenti sui figli includevano botte quotidiane, insulti, umiliazioni e tentativi estremi, come portare Ema su un ponte a 7 anni. Dominique è deceduta a causa di una leucemia. Non è certa la sua morte, manca una data esatta precisa: le varie fonti indicano che il decesso sia avvenuto tra il 2017 ed il 2020 circa.
Dominique viveva in Francia al momento della morte. Ema ha avuto modo di rivederla solo un paio di volte negli ultimi anni di vita della madre, quando Dominique era già malata. Ma il rapporto madre-figlia è rimasto segnato da un profondo trauma: Ema ha ammesso di non averla mai perdonata per le violenze subite.
Antonio, suo padre, di origini italiane, , nato a Roma, ha lasciato la Francia prima della nascita di Ema (1983), mentre la madre era incinta) tornando in Italia, mantenendo contatti minimi e sporadici con la famiglia. Ema lo ha raggiunto a Roma a 15 anni, dopo essere fuggita di casa. Ma la convivenza con il genitore è durata solo pochi mesi.
Il rapporto con lui è rimasto difficile e distante: assente per lunghi periodi. L’uomo spesso spariva per anni, dopo promesse di ritorni imminenti, con contatti ridotti anche in età adulta, che si sono limitati a messaggi ogni tanto.
La relazione dei genitori di Ema Stokholma
La storia d’amore tra Antonio e Dominique non ha trovato un racconto dettagliato nelle parole della figlia. Ema nei suoi racconti (soprattutto nel suo libro), ne fa menzione, parlando di una relazione breve, intensa ma instabile, tipica di un incontro giovanile finito male e segnato dall’abbandono
I due, pare si siano conosciuti alla fine degli anni ’70 (probabilmente tra il 1978-1980 circa), quando entrambi erano giovani. Antonio è descritto come un “capellone” italiano affascinante, hippie festaiolo, con giacca a frange, stivaletti da cowboy e una chitarra a tracolla – un tipo spensierato, carismatico e latin lover. Dominique, una ragazza bretone (giovane, forse intorno ai 20 anni), ne rimase colpita: secondo quanto Ema ha riportato in un’intervista. La madre le raccontava che fu un colpo di fulmine per lei, mentre per lui era solo uno dei tanti. Lui era “molto charming” ed infedele per natura.
La coppia ha avuto il tempo di avere due figli all’inizio degli anni ’80: prima Gwendal (fratello maggiore di Ema) e poi Morwenn (nata il 9 dicembre 1983 a Romans-sur-Isère, sotto il segno del Sagittario). Non emerge un matrimonio formale o una convivenza stabile a lungo termine. Infatti, Antonio ha lasciato Dominique prima della nascita di Ema, tornando a Roma.
Questo abbandono ha lasciato Dominique sola, giovane, senza lavoro stabile, amici, soldi o supporto familiare. Tali fattori, secondo Ema, hanno contribuito ai suoi gravi problemi psichici ed alle violenze successive sui figli.
Secondo Ema, Dominique amava Antonio (era “l’unico” per lei), ma lui l’ha “sedotta ed abbandonata”. Questo rancore ha trasformato l’amore in frustrazione, riversata sui figli.
Curiosità sui genitori di Ema Stokholma
– Dominique, affetta da gravi problemi psichici non diagnosticati e non affrontati, ha fatto subire ai suoi due figli abusi gravi e sistematici. Infatti, picchiava Ema quotidianamente (pugni, pestaggi, corse forzate, bagni in acqua gelida vestiti), la umiliava con insulti pesanti (“pazza”, “autistica”, “anoressica”, “ninfomane” fin da piccola). Inoltre, la madre la accusava di comportamenti sessuali inventati o esagerati, e la colpevolizzava per tutto.
– Nel libro “Per il mio bene” (HarperCollins, 2020), romanzo autobiografico di Ema Stokholma, che ha vinto il Premio Bancarella nel 2021, emergono sentimenti complessi: sollievo per l’assenza della madre, mancanza di rimpianto o nostalgia, ed un’elaborazione che ha privilegiato la comprensione empatica piuttosto che il perdono formale.
– L’instabilità familiare, con l’assenza di figure di riferimento nei propri genitori, ha spinto Ema a diventare indipendente molto presto. Suo fratello ha rappresentato il suo unico punto di riferimento familiare.
– Il rapporto di Ema con il padre è sempre stato distante ed intermittente.
– In alcune interviste ( “Tag24” e “Verissimo” nel 2025) si è riscontrato un contrasto tra il rapporto con la madre e quello con il padre. Antonio è stato “l’unico” a trasmetterle un minimo senso di “casa”, o amore genitoriale in certi momenti, ma non abbastanza.