Abdon Pamich: biografia, palmarès e vita privata dell’ex marciatore, campione olimpionico nella 50 km di marcia alle Olimpiadi di Tokyo 1964.
Abdon Pamich ha alle spalle una storia di resilienza. Da esule fiumano fuggì a piedi con il fratello dopo la seconda guerra mondiale a causa dell’occupazione jugoslava e si trasferì in Italia, dove iniziò a praticare la marcia agonistica, diventando uno dei più grandi specialisti italiani di sempre. Di seguito, una panoramica sulla sua storia.
Biografia e carriera di Abdon Pamich
Nato il 3 ottobre 1933 a Fiume (allora Italia, oggi Rijeka in Croazia), sotto il segno della Bilancia, Abdon Pamich è figlio di Giovanni, commercialista e dirigente d’azienda, e di Irene Susanj. Da bambino si faceva chiamare Aldo, perché faceva patica a portarsi dietro un nome di origine persiana, dal significato pesante: “Servo del Signore”.
Nel 1947, a 13 anni, con suo fratello Giovanni, di un anno più grande, fuggì da Fiume, allora occupata. I due adolescenti affrontarono un viaggio avventuroso in treno fino ai campi profughi. Giunti a Trieste, hanno proseguito per Udine dove c’era un campo di trasferimento. Qui, furono poi destinati al campo profughi di Novara, qui è rimasto per un anno. In seguito, si è riunito con la sua famiglia a Genova.
Non potendosi iscrivere all’istituto nautico, per mancanza di posti, ha ripiagato, su consiglio del padre per ragioneria. Incuriosito dal pugilato – a cui uno zio lo avrebbe avviato – si è avvicinato poi, quasi per caso alla marcia. Il suo interesse per la disciplina nacque grazie all’incontro con l’allenatore Giuseppe Malaspina.
Il suo fisico ben si presta a questa disciplina, che lo porterà a diventare una leggenda. Pamich dapprima si è imposto nella marcia a livello nazionale, facendo segnare una lunga sequela di titoli italiani (10 km pista): 1956, dal 1958 fino al 1969; 20 km strada dal 1958 fino al 1969; 50 km strada dal 1955 fino al 1968.
Nel 1958, agli Europei nella 50 km, Pamich si è aggiudicato un secondo posto, vincendo due volte nel 1962 e nel 1966. La sua prima esperienza olimpionica, si è conclusa con un bronzo nella 50 km a Roma 1960. Pamich si è presentato spompato alla gara, conquistando un terzo posto che gli lasciò l’amaro in bocca.
Ma in seguito ha vinto ripetutamente la Roma-Castengandolfo, ottenendo un annuncio speciale da parte di Papa Paolo VI in piazza San Pietro. Il marciatore per andare alle Olimpiadi è costretto a chiedere le ferie, in quanto all’attività agonistica affiancava il lavoro alla Esso.
Affamato di riscatto, alle Olimpiadi di Tokyo 1964, rischia una nuova delusione causa mal di pancia, che lo costringe a fermarsi. Ma una volta rientrato in gara, negli ultimi chilometri, Pamich ha realizzato un’impresa storica, conquistato l’oro.
A Monaco 1972, il marciatore, dopo aver portato la bandiera italiana come alfiere, ha ricevuto una squalifica per marcia irregolare. Dopo aver partecipato a 5 Olimpiadi consecutive (1956-1972) si è congedato con un oro nella 50 km a Tokyo 1964 (4h11’12”) ed un bronzo nella 50 km a Roma 1960. A questi titoli si devono sommare due da campione europeo 50 km (1962 e 1966) e circa 40 titoli italiani e record del mondo sui 50 km su pista (1961).
Dopo il ritiro
Il marciatore si ritirò dall’attività agonistica nel 1975. Ma dopo le gare, Pamich non si è fermato, ha continuato a muoversi, abbandonando la marcia ed optando per delle passeggiate. Oltre a camminare, si è dedicato allo studio delle lingue (russo e tedesco) per tenere plastica la mente.
L’ex atleta è diventato un simbolo di resilienza, per questo è stato chiamato a condividere la sua storia nelle scuole, raccontando le sue due vite. Non ha mai smesso di raccontarsi, cercando di dare agli studenti una visione aperta e tollerante delle persone di frontiera, in quanto testimone dell’esodo giuliano-dalmata e dell’Italia che si è rialzata nel dopoguerra.
Dopo il ritiro ha preso due lauree: una in psicologia ed una in sociologia, e ha lavorato per un periodo nel campo dello sport come psicologo della nazionale di pallamano, allenatore di marcia e Responsabile atletico del Centro federale di tennis di Latina.
È diventato inoltre membro della Società di Studi Fiumani ed è stato testimonial della Casa del Ricordo. Abdon Pamich dal 2024 è diventato socio onorario del club degli olimpionici fiumani.
A 92 anni, nel 2026, ha portato la fiamma olimpica per Milano-Cortina, ha testimoniato al Giorno del Ricordo alla Camera e con Mattarella (10 febbraio), e Rai1 ha trasmesso la fiction “Il Marciatore – La vera storia di Abdon Pamich” (regia di Alessandro Casale), che racconta la sua vita dall’esodo all’oro olimpico.
Cosa si sa sulla vita privata di Abdon Pamich
Abdon si è sposato nel 1957 con Maura Grisanti (o Maura), compagna di una vita, scomparsa nel settembre 2020. Dalla loro unione sono nati due figli: Tamara, medico sportivo e Sennen, amministratore delegato di un’azienda negli Stati Uniti (ha dato a Pamich due nipoti).
Dove vive?
Dovrebbe vivere a Roma, nel quartiere Villa Bonelli (zona Magliana), si è trasferito nella Capitale negli anni Sessanta. Nel corso di tutta la sua vita ha sempre mantenuto un forte legame con la terra da cui è fuggito a 13 anni, con suo fratello Giovanni.
Abdon Pamich, le curiosità sull’ex marciatore
– Pamich ha spesso raccontato di aver vissuto due vite: quella da fiumano felice fino ai 13 anni e quella da esule in Italia.
– La marcia è diventata la sua rivincita, ed il modo per andare sempre avanti, come simbolo di resilienza. La marcia di Pamich era l’opposto dello scatto: un andare costante ed inesorabile. Si può considerare la disciplina una vera metafora della sua vita da esule: “non una fuga, ma la volontà di andare sempre avanti”.
– Dotato di una corporatura ideale per la resistenza sulle lunghe distanze ha mostrato nelle competizioni una tecnica molto pulita, sobria ed austera. La sua marcia si basava sulla tecnica classica del punta-tacco (o tacco-punta): il piede anteriore tocca terra con il tallone mentre il piede posteriore è ancora con la punta a contatto, garantendo sempre almeno un piede a terra, regola fondamentale per non essere squalificati per corsa.
– Abdon Pamich ha fatto ritorno periodicamente a Fiume/Rijeka per ritrovare amici esuli – anche dalla seconda generazione – e parlare fiumano.
– L’ex marciatore è uno dei volti più noti dell’esodo giuliano-dalmata, la fuga di circa 300.000 italiani dall’Istria, Fiume e Dalmazia dopo la Seconda Guerra Mondiale, in seguito ai trattati di pace e all’occupazione jugoslava di Tito. La sua storia rappresenta la tragedia di chi perse tutto ma riuscì a ricostruirsi.
– A 92 anni, Pamich è stato uno dei tedofori della staffetta della fiamma olimpica di Milano-Cortina 2026 a Vicenza. L’ex marciatore ha percorso circa 200 metri con la fiaccola, passando il testimone a Dario Zaccariotto (figlio di esuli istriani), in un simbolico passaggio generazionale legato alla storia dell’esodo. Dopo il suo tratto, il corteo è proseguito senza di lui. Pamich è rimasto indietro, arrivando in piazza dei Signori (dove si svolgeva la cerimonia) ad evento praticamente concluso. Non menzionato sul palco e – secondo chi era con lui – lasciato senza assistenza adeguata, nonostante l’età avanzata ed il viaggio in giornata da Roma. La vicenda ha creato polemiche sui social e sui media, con critiche all’organizzazione per la scarsa attenzione riservata ad una leggenda dello sport italiano di 92 anni.